Il "tranello" della medicina deterministica.
La medicina è un’arte (non una scienza!) antica. Sebbene abbiamo iniziato come umanità ad interessarci alla Cura degli altri già dai tempi di Ippocrate, abbiamo avuto per molti anni le idee parecchio confuse: fluidi, umori e chi più ne ha più ne metta, erano ritenuti responsabili di qualsiasi tipo di malattia.
Secondo la teoria dei quattro umori di Ippocrate e Galeno (sangue, flegma, bile gialla, bile nera) il disequilibrio di questi umori causava malattie. Questi erano gli albori della medicina chiaramente, ma la situazione non è migliorata di molto per secoli, se consideriamo che Leonardo da Vinci è considerato uno dei padri dell’anatomia per i suoi studi approfonditi sui cadaveri e per i suoi meravigliosi disegni.
È per esempio solo del 1761 il libro di Giovan Battista Morgagni “De sedibus, et causis morborum per anatomen indagatis”, in cui Morgagni ebbe un’intuizione che avrebbe stravolto la Medicina gettando le basi per la moderna anatomia patologica, ossia l’idea che la modificazione strutturale di un organo o di un tessuto ne causasse la malattia.
Da allora la medicina ha fatto passi da gigante e la concezione deterministica alterazione = danno si è rivelata sempre più vera ed attuale. Si è sviluppata la chirurgia (inizialmente affidata ai barbieri, in quanto esperti di lame e tagli), che ha lo scopo di rimuovere fisicamente le grandi alterazioni che si verificano nell’organismo al fine di garantire ove possibile una “restituzione alla normalità” dell’organo colpito.
Contemporaneamante al determinismo “macroscopico” si sono avute le prime scoperte dei batteri (1684, Antoni van Leeuwenhoek) che hanno poi portato ad un determinismo microscopico, associando le infezioni ai batteri e ad altri microrganismi. Considerate che abbiamo dovuto aspettare il 1847 perchè Ignác Fülöp Semmelweis rivelasse al mondo una notizia tanto semplice quanto sconvolgente: “se i medici che fanno le autopsie, prima di assistere ai parti si disinfettano le mani, si ha una mostruosa riduzione delle febbri puerperali”. Non sono passati neanche 200 anni.
Ignác Fülöp Semmelweis
Il determinismo ha poi coinvolto ulteriormente il campo “microscopico” con la scoperta dei recettori cellulari, dei meccanismi di comunicazione intracellulare e la scoperta che possiamo modificare come agisce l’organismo tramite delle piccole molecole che si inseriscono come chiavi in una microscopica serratura per ottenere effetti farmacologici.
Perfetto, il mondo si riduce ad una semplice correlazione causa/effetto.
Ma non vi sembra che in tutta questa narrazione manchi qualcosa?
Manca l’aspetto prettamente e squisitamente umano. Ed è questo, vi dico, che non fa tornare i conti.
Quella malattia, quell’alterazione, quella modifica recettoriale, avviene su una Persona.
Avviene su un individuo che ha pensieri ed emozioni, ma soprattutto ha nella scatola cranica una delle cose più complesse mai create. Un cervello umano.
La comprensione del funzionamento del cervello umano, ha cercato di passare attraverso la via “deterministica” e la via deterministica ci ha dato notevoli informazioni su quelle che sono chiamate in neuroanatomia le “vie nervose”, ossia quelle che sono delle “autostrade” su cui determinati tipi di informazioni viaggiano insieme.
Ma la via deterministica non ci ha spiegato (e non ci spiega) perchè o come due persone che vedono lo stesso film possano descriverlo in maniera completamente diversa.
La via deterministica non ci spiega perchè ad una persona piacciano i carciofi e ad un’altra no. E soprattutto non ci spiega quella che può essere la risposta non verbale di un cervello ad uno stimolo rispetto ad un altro.
Nella mia pratica clinica ho visto spesso persone con risonanze magnetiche della colonna vertebrale molto danneggiate ma con pochissimo dolore, oppure ho visto persone con colonne vertebrali normali o quasi che lamentavano dolori molto forti e quasi invalidanti. Come è possibile tutto ciò? Se seguiamo per il dolore la via deterministica, i conti invariabilmente non tornano e quindi dobbiamo cercare una via alternativa.
Sia ben chiaro, la via deterministica ha permesso dei passi avanti mostruosi per la medicina: basti pensare che, come già detto, meno di 200 anni fa era completamente normale assistere alle autopsie e alle partorienti senza lavarsi le mani nel mezzo!
Però la via deterministica funziona sui tessuti, funziona sui recettori, non funziona purtroppo sul dolore, che è “un’esperienza” (IASP).
Watzlawick parlava di una realtà di primo ordine, ed una di secondo ordine. La realtà di primo ordine è quella “oggettiva”, mentre quella di secondo ordine è la percezione personale della realtà (nell’esempio di prima, il carciofo è la realtà di primo ordine, il “mi piacciono i carciofi” è la realtà di secondo ordine.”
Il problema delle realtà di secondo ordine è che chiaramente generano, nel cervello di chi le vive delle reazioni, che il cervello stesso trasmette poi nel corpo.
Ecco, questa è la medicina di cui sappiamo molto poco e che al momento abbiamo deciso quasi di non tenere in considerazione. È questo è il problema del dolore cronico.
Sono stati fatti degli studi di risonanza magnetica funzionale e si è visto che dolore acuto e dolore cronico attivano aree cerebrali completamente differenti. Mentre nel dolore acuto c’è prevalentemente (ma non solamente) l’attivazione delle aree somatosensoriali, nel dolore cronico abbiamo una prevalente attivazione della corteccia prefrontale e delle aree che sono associate con l’emotività. (1)
Se consideriamo il dolore cronico come “meccanismo di allarme generico” che possa essere attivato anche da fattori emotivi e psichici, capiamo come ulteriormente il modello deterministico risulti limitato nella comprensione e nel trattamento di questo tipo di esperienza.
(1) Brain changes associated with cognitive and emotional factors in chronic pain: A systematic review. Eur J Pain. 2017 May;21(5):769-786. doi: 10.1002/ejp.1003.Epub 2017 Feb 1.

